PRIMA DELLA PENSIONE OVVERO COSPIRATORI

Una commedia dell’anima tedesca
23 Mar 2017 - 25 Mar 2017
Elena Bucci, Marco Sgrosso, Elisabetta Vergani
di Thomas Bernhard
traduzione Roberto Menin
luci Loredana Oddone
suono Raffaele Bassetti
costumi Ursula Patzak
immagini Alvaro Petricig
assistente all’allestimento Nicoletta Fabbri
progetto e regia Elena Bucci e Marco Sgrosso
collaborazione alla scena Carluccio Rossi
macchinismo e direzione scenica Davide Capponcelli
elettricista e datore luci Gianluca Bergamini
sarta Marta Benini
si ringrazia la Sartoria Carpeggiani di Bologna
produzione ERT Emilia Romagna Teatro Fondazione
in collaborazione con Le Belle Bandiere
foto di scena Luca Del Pia
sede dello spettacolo Teatro Studio 'Mila Pieralli' | Via G. Donizetti, 58 - Scandicci
Orari 21.00

Lo spettacolo ha una durata di 2 ore e 30 minuti, intervalli compresi.
Prezzi Intero
14€

Ridotto | over 60, under26, soci Unicoop Firenze, abbonati Teatro della Toscana, possessori di Teatro della ToscanaCard
12€

Ridotto | residenti comune di Scandicci, possessori di ICard e EduCard
10€
Quando:
23/03/2017 - 21:00–22:00
2017-03-23T21:00:00+01:00
2017-03-23T22:00:00+01:00

Elena Bucci, Marco Sgrosso con Elisabetta Vergani mettono in scena Prima della pensione ovvero Cospiratori, una commedia dell’anima tedesca di Thomas Bernhard.

Tra ambigue memorie d’infanzia e di guerra, un raccapricciante album fotografico risfogliato anno dopo anno, recriminazioni incrociate, grottesche mascherate e brindisi spettrali, si consuma un rito fuori tempo che precipita verso un finale sospeso tra il dramma e la tragica ironia, come tutta la commedia stessa, definita da Benjamin Heinrichs “il più complicato, il più sinistro, il testo migliore di Bernhard”. E, si tratti di farsa o tragedia, non c’è possibilità di interrompere la recita prima della penosa conclusione.

Una produzione ERT Emilia Romagna Teatro Fondazione, in collaborazione con Le Belle Bandiere.

Trama

In una stanza austera con finestre socchiuse su una realtà misteriosa e nemica una famiglia di fratelli, Rudolf, Vera e Clara, pratica e subisce con maniaca precisione i riti che ne costituiscono l’identità e ne guidano i sentimenti. I tre paiono esistere soltanto in questo morboso incatenarsi l’uno all’altro, fantasmi che sbiadiscono se lasciati in solitudine e, soprattutto, se lasciati senza parole da dire e da ascoltare. Le parole sono la vita stessa, l’energia che racconta, affascina, travolge, si infila in ogni spazio, prende in giro, violenta, lenisce, si erge a protezione contro il vuoto, le possibili fughe, il cambiamento, perfino la morte. Attraverso la ripetizione dei racconti e dei rituali i fratelli, senza altre famiglie e discendenze, ricompongono momento per momento il proprio ritratto immobile al di là dei mutamenti del tempo, trasformano il reticolato dei gesti quotidiani nell’epica della loro esistenza, tracciano da soli il proprio mito, incastonandosi a forza nella storia che li ha lasciati da parte. Disegnandoli tanto immersi nella loro miserabile devozione ad una delle ideologie – o religioni? – più folli e criminali che abbiamo conosciuto, Thomas Bernhard riesce, ancora una volta, a farci innamorare dell’umano rivelandone l’orrore, magia nella quale è maestro. Ci pare di sentire, grazie alla trasformazione della memoria in scrittura, come possano accadere, nella vita di ognuno e nella storia, gli eventi incomprensibili alla ragione.

Nel giorno del compleanno di Himmler, il giudice Rudolf Holler, ex ufficiale delle SS prossimo alla pensione, celebra la curiosa ricorrenza con un festino segreto, una “cena d’anniversario” allestita con cura meticolosa per lui da sua sorella Vera, amante e musa devota, con la partecipazione ostile ma complice dell’altra sorella inferma Clara, vittima e al tempo stesso carnefice dei suoi due congiunti.

La stanza nella quale tutto si svolge è un mondo intero dove le geometrie sono segnate dai movimenti ripetuti nel tempo, come accade in ogni luogo nel quale gli animali umani segnano i loro territori, le tane, le arene di combattimento. Gli oggetti, gli abiti, i mobili emanano il mistero di strumenti per antichi rituali, mentre i gesti quotidiani diventano a tratti danza e le parole, musica. Le finestre con le loro tende, vibrante diaframma che separa dalla realtà, dominano la stanza in bianco e nero, immutabile e mai ferma.

Note di regia

Abbiamo seguito fin dal suo apparire in Italia questo autore schivo, capace di leggere in profondità le persone e la storia e di registrarne le contraddizioni fino a farle esplodere in tragedia e risate di cuore. Attraverso i suoi testi, pieni di odio e amore per il teatro e per gli attori, irti di ostacoli e di opportunità, abbiamo avuto l’occasione di vedere molti artisti alla prova. Ora tocca a noi saltare.”

Elena Bucci e Marco Sgrosso

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