6 Ott 2018 - 7 Ott 2018
Festival d'Autunno 2018
di Italo Calvino
mise en espace a cura di Andrea Bruno Savelli
con Amerigo Fontani, Massimo Grigò, Manola Nifosì e Andrea Bruno Savelli
scene Michele Ricciarini
costumi Ambra Accorsi
light design Alessandro Ruggiero
macchinista Guglielmo Visibelli
produzione Teatrodante Carlo Monni
in collaborazione con Fondazione Teatro della Toscana
Orari 21.00, domenica 16.45
Quando:
06/10/2018 - 21:00–22:30
2018-10-06T21:00:00+02:00
2018-10-06T22:30:00+02:00

Andrea Bruno Savelli dirige Il barone rampante di Italo Calvino.
Una produzione Teatrodante Carlo Monni, Fondazione Teatro della Toscana, nel più ampio progetto Il barone rampante della Fondazione Accademia dei Perseveranti, Fondazione Teatro della Toscana, sostenuto da Città Metropolitana di Firenze, in collaborazione conComune di Scandicci e Comune di Campi Bisenzio, che prevede l’intitolazione di una strada cittadina ad alcune delle opere letterarie di Calvino.
L’iniziativa coglie dunque le suggestioni e i tratti stilistici della poetica calviniana e li rielabora generando due iniziative che agiscono sul piano civile e culturale, basate su ciò che per Calvino era fondamentale: la ricerca continua di un proprio posto nel mondo.

Trama

La poetica di Italo Calvino risulta apparentemente semplice, ma nasconde un’intrinseca complessità: i suoi personaggi guardano al mondo con malinconia, con gli occhi disincantati di chi è consapevole della propria solitudine, alla ricerca perpetua di una risposta alle domande esistenziali che affliggono ogni uomo.

Proprio per questo i racconti di Calvino ci invitano ad adempiere al dovere morale di “sfidare il labirinto senza arrendersi… occorre cercare e saper riconoscere chi e che cosa in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio”.

Calvino, grazie alle sue opere, ci indica i valori da salvare: bellezza, bontà, giustizia e libertà, nel tentativo di rinnovare il modo di vedere e dire le cose, valorizzando le nuove conoscenze acquisite e spingendoci fuori dai confini per noi rassicuranti, verso nuove realtà extrafamiliari, extraterrestri, insomma cosmiche.

Egli cerca un nuovo stile, che renda immediata la comunicazione con il lettore, ma il suo tono narrativo caratteristico implica, insieme al realismo della descrizione analitica, una nota fantastica, quasi fiabesca, intessuta al tempo stesso di lirismo e di ironia.

Calvino sentiva il bisogno di vedere le cose attraverso situazioni fantastiche, ma i suoi racconti si ispiravano alla realtà e sono per questo intrisi di tematiche civili e sociali sempre attualissime. La gravità dei problemi è addolcita dall’ironia malinconica che non esclude mai del tutto la speranza, cioè l’amore, “perché un atto d’amore”, dice Calvino, “è forse l’unica forma di rapporto positivo che possiamo avere con gli altri”.