MigrAzioni#Scandicci
Il Teatro tra le comunità per la comunità
10 Mar 2017 - 11 Mar 2017
liberamente ispirato a Le tigri di Mompracem
di Emilio Salgari
ideazione, coreografia e regia Luana Gramegna
ideazione, scene, luci e costumi Francesco Givone
progetto sonoro e musiche originali Stefano Ciardi
dramaturg Simone Faloppa
con Aboubacar Sadio, Alex Santos, Assane Diallo, Bacary Sonko, Ebrima Saidy, Edrissa Jammeh, Fakeba Djite, Ibrahim Camara, Malick Khan, Mouhamed Diallo, Mohammad Tofik, Moussa Kebe, Ousmane Camara, Oumar Traore, Tairon Sadisson Olicgoun
assistenti alla regia e coreografia Gianluca Gabriele, Simone Faloppa, Amalia Ruocco
assistente alla scenografia Alessia Castellano
realizzazioni costumi Aboubacar Sadio
realizzazione scene e oggetti di scena Bacary Sonko, Oumar Traore, Aboubacar Sadio, Fakeba Djite
tecnico del suono Dylan Lorimer
progetto fotografico Sara Barbieri
progetto grafico e campagna di comunicazione Ingrid Lamminpää
con Carine Habib, Kathia Duran, Linus Biederman, Robban Larsson, Tasha Tokar
promozione e organizzazione Isabella Cordioli
produzione Zaches Teatro
in coproduzione con Fondazione Teatro della Toscana
in collaborazione con Sociolab Ricerca Sociale
con il patrocinio del Comune di Scandicci
e in collaborazione con La Biblioteca di Scandicci, La Cooperativa Albatros, La Diaconia Valdese e il CAS di Calenzano
con il sostegno della Regione Toscana e MIBACT
foto di scena Guido Mencari, Niccolo Vonci e Sara Barbieri
Orari 21.00

Lo spettacolo ha una durata di un'ora circa, atto unico.
Prezzi Intero
14€

Ridotto | over 60, under26, soci Unicoop Firenze, abbonati Teatro della Toscana, possessori di Teatro della ToscanaCard
12€

Ridotto | residenti comune di Scandicci, possessori di ICard e EduCard
10€
Quando:
10/03/2017–09/03/2017 giorno intero
2017-03-10T00:00:00+01:00
2017-03-10T00:00:00+01:00

PRIMA NAZIONALE

Migrazione, accoglienza e coesione sociale. Al Teatro Studio ‘Mila Pieralli’ di Scandicci venerdì 10 e sabato 11 marzo, ore 21, Zaches Teatro presenta in prima nazionale Sandokan, uno spettacolo fra teatro di figura, danza, musica dal vivo, con la partecipazione attiva di 15 profughi e richiedenti asilo del territorio scandiccese. Non solo come attori, ma anche in qualità di costumisti e scenografi. Il progetto grafico e la campagna di comunicazione sono curati da studenti della Florence Design Academy, anch’essi internazionali, guidati da Ingrid Lamminpää.

Ci ispiriamo a Le tigri di Mompracem di Emilio Salgari – afferma la regista e coreografa Luana Gramegna – romanzo che vede molte aperture verso una rilettura contemporanea: ci sono un naufragio, un eroe che viene prima accolto su un’isola poi braccato dall’esercito, la ricerca di una libertà negata, un amore impossibile per questioni razziali e un popolo costretto a fuggire”.

Sandokan è l’esito del percorso laboratoriale che Zaches Teatro ha realizzato da fine gennaio con il gruppo MigrAzioni#Scandicci – Il Teatro tra le comunità per la comunità ed è prodotto da Zaches Teatro e Fondazione Teatro della Toscana, in collaborazione con Sociolab Ricerca Sociale e con il patrocinio del Comune di Scandicci.

Un’isola di uomini liberi, Mompracem, ripopolata da superstiti di violenze, schiavitù e dolore. Una comunità di rifugiati, in attesa di documenti, lavoro, futuro. E un simbolo di riscatto per entrambi: Sandokan. Il Borneo fantastico di Emilio Salgari e l’artigianato visivo di Zaches Teatro si incontrano in prima nazionale venerdì 10 e sabato 11 marzo, ore 21, al Teatro Studio ‘Mila Pieralli’ di Scandicci. Una delle massime espressioni della letteratura italiana per ragazzi, Le tigri di Mompracem, grazie a Sandokan incrocia le storie, l’orgoglio e le voci di chi attende davanti al mare. Una produzione Zaches Teatro e Fondazione Teatro della Toscana, in collaborazione con Sociolab Ricerca Sociale e con il patrocinio del Comune di Scandicci.

Zaches Teatro è una giovane compagnia fiorentina attiva dal 2007 e si focalizza sul connubio tra vari linguaggi artistici: danza, teatro di figura, uso della maschera, rapporto tra movimenti plastici e musica/suono elettronico dal vivo. Con le ultime produzioni ha partecipato a importanti festival nazionali e stranieri dedicati alla scena contemporanea, ricevendo numerosi premi e riconoscimenti. Per la compagnia la letteratura per ragazzi non è propriamente rivolta a età o riti di passaggio o transizione, ma rappresenta un universo simbolico in grado di leggere la realtà.

Vogliamo far riecheggiare dalle vicende narrate da Salgari – dice la regista e coreografa Luana Gramegna – le storie personali di 15 profughi e richiedenti asilo del territorio scandiccese che hanno condiviso con noi, da gennaio, il percorso laboratoriale MigrAzioni#Scandicci – Il Teatro tra le comunità per la comunità. L’esito finale vuole essere un’occasione per tutti i cittadini per incontrarsi e vivere luoghi della città in maniera differente dall’abituale quotidianità”.

Sandokan è dunque il risultato di un progetto sulla coesione sociale in cui, attraverso il teatro di figura e la danza, si è lavorato sul concetto di comunità partendo dall’accoglienza di profughi e richiedenti asilo. A partire dall’esperienza diretta di persone che lasciano la propria comunità e devono fare l’ingresso in una nuova, Zaches Teatro si è posto l’obiettivo di lavorare sui concetti archetipici e universali che sottendono la forma sociale, cercando risposta a interrogativi sempre più urgenti: cosa significa comunità oggi? Quali valori stanno alla base di una comunità aperta e accogliente?

Per costruire la nostra comunità abbiamo utilizzato la metodologia tipica di Sociolab Ricerca Sociale – precisa Luana Gramegna – il team building, il braistorming in quattro lingue, e abbiamo costruito una città che non ha confini tra Firenze e Scandicci, che ruota attorno alla tramvia. Il momento centrale è stato capire e capirsi a fondo, fare un bilancio approfondito delle competenze. Così, è venuto fuori un forte interesse per la manualità”.

La performance frutto di questo percorso di ricerca, al tempo stesso socio-antropologica e artistico-teatrale, diventa una vera e propria strada, fisica e simbolica, attraverso cui portare la comunità a (ri)conoscersi all’interno del teatro. I 15 profughi e richiedenti asilo coinvolti, Aboubacar Sadio, Alex Santos, Assane Diallo, Bacary Sonko, Ebrima Saidy, Edrissa Jammeh, Fakeba Djite, Ibrahim Camara, Malick Khan, Mouhamed Diallo, Mohammad Tofik, Moussa Kebe, Ousmane Camara, Oumar Traore, Tairon Madison Olicgoun, si sono cimentati non solo come attori, ma anche come sarti e scenografi, realizzando i costumi, le scene e gli oggetti di scena. Il progetto grafico e la campagna di comunicazione sono curati da studenti anch’essi internazionali della Florence Design Academy guidati da Ingrid Lamminpää.

I costumi sono stati realizzati da Aboubacar Sadio, le scene, gli oggetti e le marionette Bunraku, tipiche del teatro giapponese, sono stati costruiti da Bacary Sonko, Oumar Traore, Aboubacar Sadio, Fakeba Djite – spiega Luana Gramegna – Sandokan rende tutti i 15 ragazzi protagonisti della nostra esplorazione, mette al centro il loro punto di vista per misurarsi con una sfida centrale per la società in cui viviamo e che ci riguarda tutti. È un momento di incontro e di confronto fra le diverse realtà ed etnie che abitano questo territorio”.

E mentre lavorano sulla scena della fuga di Sandokan attraverso la giungla, l’indicazione che più funziona arriva da Moussa Kebe che suggerisce a Mohamed Diallo di pensare di essere in Libia e di fuggire dai banditi: non puoi tornare indietro, sennò muori. In Libia, è la parola di Tairon Madison Olicgoun, neanche gli uccelli sono liberi di volare. Si parlano in italiano, in scena e fuori: Zaches Teatro ha scelto di ricondurre la Babele di lingue a una unica, comune per tutti.

“Le tigri di Mompracem è un romanzo in italiano – conclude Luana Gramegna – appartiene a un autore scomodo per la sua epoca, anticolonialista, con un grande interesse per i ‘diversi’ visti come risorsa e non come problema. Abbiamo individuato nell’italiano il codice comune con cui far parlare la nostra ‘ciurma’: Sandokan diventa anche un percorso per approfondire la nostra lingua e favorire ancor di più l’integrazione”.

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