21 Nov 2019 - 22 Nov 2019
direzione artistica Paola Vezzosi
direzione organizzativa Ilaria Baldo
direzione tecnica Gabriele Termine
produzione Compagnia Adarte
in collaborazione con Fondazione Teatro della Toscana
durata 1 ora e 15 minuti circa, atto unico + incontro col pubblico
Orari giovedì 21, ore 21
venerdì 22, ore 10 (matinée)
Prezzi 8€
Quando:
22/11/2019 - 21:00–22:30
2019-11-22T21:00:00+01:00
2019-11-22T22:30:00+01:00

FESTIVAL DI DANZA E LETTERATURA 2019

Il festival Moving Stories, giunto quest’anno alla sua IV edizione, ha l’obiettivo di diffondere il linguaggio della danza contemporanea nella sua valenza di mezzo comunicativo universale e di stimolare l’interesse e l’amore per la letteratura. Prestigiose compagnie di danza contemporanea italiane si avvicenderanno con coreografie ispirate a testi, autori o personaggi letterari, in una sorta di dialogo creativo tra letteratura e arte del movimento. Agli spettacoli si aggiungono incontri e laboratori che consentono, soprattutto ai giovani, di individuare e sviluppare preziosi interessi personali nel campo dell’arte.

I gruppi che partecipano sono la Compagnia Giardino Chiuso (San Gimignano – SI) diretta da Patrizia de Bari e Tuccio Guicciardini con Il Soldatino di Piombo da La morte di Marx e altri racconti di Sebastiano Vassalli e la Compagnia Borderline Danza (Salerno) diretta da Claudio Malangone con Point of view – Pari intervallo, liberamente ispirato al Mito di Orfeo e Euridice secondo la visione letteraria offerta da Cesare Pavese nel racconto l’Inconsolabile.

PROGRAMMA

 

Compagnia Giardino Chiuso

Il Soldatino di Piombo

da La morte di Marx e altri racconti
di Sebastiano Vassalli

con Alessio Martinoli, Lorenzo Di Rocco, Jennifer Rosati
coreografia Patrizia de Bari
regia Tuccio Guicciardini
video Andrea Montagnani
foto di scena Daniele Furini

produzione Giardino Chiuso
con il sostegno di Regione Toscana
e in collaborazione con MART Museo di Trento e Rovereto

La performance è ispirata al racconto Il Soldatino di Piombo di Sebastiano Vassalli ed è tratta dallo spettacolo Macchine della compagnia Giardino Chiuso.

L’episodio del Soldatino di Piombo narra la tragica storia di un militare al comando di un avamposto in una zona di guerra, un checkpoint senza tempo né luogo. All’improvviso, all’orizzonte, appare una vecchia Peugeot che si avvicina traballante al posto di blocco, senza nessuno alla guida. La paura di un’autobomba telecomandata innesca la procedura standard: l’inevitabile e immediata distruzione della macchina. Si scoprirà poi che all’interno c’erano due bambini; avevano trovato la vecchia auto aperta e l’avevano messa in moto, una stupidaggine! Il soldatino al comando del presidio rimarrà sconvolto da quell’incidente, diventò di piombo. La sua convalescenza in un ospedale militare sarà inesorabilmente lunga, una condanna senza appello.

Sulla scena i due interpreti maschili rimandano l’immagine di una personalità dissociata, in una visione rigorosa e narrativa, che crea suggestioni attraverso i linguaggi della danza, del gesto, della parola, del video. L’unica figura femminile rimarrà, in un sentimento misto tra pietà e rifiuto, testimone muta dell’agghiacciante racconto. Una pièce tagliente e cruda, come del resto suggerisce la scrittura di Vassalli, che scarnifica il tema dell’identità passando dalle tragedie personali, intime, a quelle di massa.

Il racconto è tratto da La Morte di Marx e altri racconti (Einaudi 2006; prima edizione BUR 2019) di Sebastiano Vassalli e, dal 2019, è stato inserito nelle antologie scolastiche di letteratura italiana.

 

Compagnia Borderline Danza

Point of view – Pari Intervallo

direzione della coreografia e regia Claudio Malangone
disegno luci Francesco Ferrigno
danzatori / autori Luigi Aruta, Antonio Formisano
drammaturgia Giada Ruoppo
assistente alla coreografia Adriana Cristiano
costumi Borderlinedanza
responsabile organizzativo Maria Teresa Scarpa
co-produzione ASMED – Borderlinedanza
con il sostegno del MIBAC 2018, Regione Sardegna, Regione Campania 

Insomma ci vuole un mito. Ci vogliono miti
universali fantastici, per esprimere a fondo e
indimenticabilmente quest’esperienza che è
il mio posto nel mondo.
Cesare Pavese

Il progetto si ispira al racconto di Cesare Pavese L’inconsolabile, dalla raccolta Dialoghi di Leucò dedicata alla rielaborazione dei miti classici.

Si propone il dramma di Orfeo che ha ben compreso come la morte di Euridice rappresenti il definitivo concludersi di un’epoca. Riportarla in vita non ha alcun senso, perché quanto è perduto lo è per sempre.

Il testo di Pavese utilizza la struttura del dialogo. Il racconto è in presa diretta: lo spazio e il tempo restano generici. Il dialogo non vuole descrivere i fatti, bensì proporre riflessioni e ragionamenti. I personaggi, tratti dal Mito, appaiono in tutta la loro ansia, presi da un’angoscia e da un interrogativo doloroso. Pavese ha intrapreso la strada del mondo classico per proiettarvi i conflitti eterni dell’uomo: il senso del destino, del limite, la vecchiaia come timore di impotenza, lo stretto rapporto tra l’amore e la morte, la sorte come elemento comune a tutti gli uomini. Il progetto coreografico, attenendosi molto alla struttura del brano, nella forma e nei contenuti, trova il suo fulcro nel punto di vista dello spettatore, protagonista nella dialettica tra immagine e sguardo, dove la risultante va oltre il linguaggio, amplifica e modifica l’azione, dona forma poetica all’attenzione. Si tratta di dare un’area espansa allo spettatore, un rovesciamento di senso e di ruolo, con il compito di ospite interno, dove il destino di uno collima col destino di molti.