NERA CHE PORTA VIA

29 Nov 2016
ZOOM FESTIVAL 2016
XI edizione
ALGORITMI
numeri di teatro recente
con Maniaci D’Amore
di Luciana Maniaci e Francesco D'Amore
produzione Festival Dig / Riccione Teatro / Parmaconcerti
Orari 22.00
Lo spettacolo ha una durata di un'ora.
Prezzi Intero 8€

Ridotto 6€
Under 26, over 60, abbonati Teatro della Toscana, soci UniCoop Firenze

Ridotto 5€
Residenti Comune di Scandicci, possessori di ICard e eduCard, dipendenti Comune di Scandicci

2 spettacoli la sera stessa 10€
Quando:
29/11/2016 - 22:00–23:00
2016-11-29T22:00:00+01:00
2016-11-29T23:00:00+01:00

Il sangue, il delitto, la follia, l’infernale tradimento dei propri cari e parenti… Ne parliamo troppo adesso o ne abbiamo sempre parlato? Quanti secoli sono stati allietati dalla passione umana per il morboso? Un viaggio teatrale, un’originale conferenza-spettacolo di Luciana Maniaci e Francesco d’Amore su quando si uccide per non diventare adulti, perché non si riesce a provare emozioni o perché il senso della vita è incerto e lontano. Di e con Luciana Maniaci e Francesco D’Amore.

Dove c’è un morto c’è una storia, e lo sa bene la letteratura che, da Fëdor Dostoevskij a Émile Zola a Truman Capote, ha sempre attinto a piene mani dalla cronaca nera. Ma ci sono tanti modi di raccontare un crimine: alcuni scavano in profondità, verso le ragioni delle vite interrotte, altri restano nella superficie dei corpi violati.

Nera che porta via è la narrazione di due terribili fatti di sangue che diventa il pretesto per una riflessione sul meccanismo stesso della morbosità, un’indagine psicologica sulle radici del male e un esperimento teatrale originale sul confine tra racconto e immersione estetica. Sono due storie con al centro adolescenti. Ragazzi di 16, 18, 20 anni. Ragazzi che hanno ucciso.

Una sera d’inverno del 1975 Doretta Graneris, una ragazza di Vercelli di diciott’anni e tre giorni, andò a trovare i genitori, insieme al suo fidanzato, Guido. Erano gli anni della liberazione dei costumi, delle rivendicazioni delle donne e dei diritti della gioventù. Doretta respirava quel vento nuovo, voleva diventare un’artista e vivere libera. Quella sera i membri della sua famiglia erano intenti a guardare la televisione, un varietà spensierato con protagonista Macario. Doretta li guardava e nella sua mente inquieta, incrinata, vedeva un mondo vecchio, opprimente e grigio, deciso a spegnere in lei ogni vitalità. Quella sera c’erano la madre, il padre, i due nonni e il fratellino di 12 anni. Nessuno scamperà alla furia delle pallottole.

Negli anni ‘90 invece, nell’hinterland milanese, una compagnia di amici, appassionati di death metal, inizierà a confondere l’immaginario di quelle canzoni brutali per la realtà.

Inizierà a parlare di demoni, di riti, di sacrifici. Lentamente il gruppo stringerà le proprie maglie attorno al proprio delirio fino a dar vita alle “Bestie di Satana”. È l’inizio di quello che viene considerato dai media internazionali come il fatto di sangue italiano più atroce dal secondo dopo guerra. Hanno dai 16 ai 26 anni, famiglie sofferte, storie di droga e una vita senza direzione. Durante il lungo spaventoso processo che li vedrà protagonisti uno di loro dirà “ci volevamo bene come fratelli, suonavamo insieme, eravamo ragazzini, abbiamo finito per ucciderci tra noi come animali”.

Due pezzi neri di storia italiana. Un viaggio teatrale su quando si uccide per non diventare adulti, perché non si riesce a provare emozioni o perché il senso della vita è incerto e lontano. In Nera che porta via i Maniaci D’Amore, coppia di attori e drammaturghi formata da Luciana Maniaci e Francesco D’Amore, dipanano il filo rosso di questi fatti senza luce né ragione, guidandoci nel cuore della nostra passione “troppo umana” per il male.

Il sangue, il delitto, la follia, l’infernale tradimento dei propri cari e parenti… Ne parliamo troppo adesso o ne abbiamo sempre parlato? Quanti secoli sono stati allietati dalla passione umana per il morboso? Per quanto ancora ci terrà compagnia?

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