TRUMAN CAPOTE

QUESTA COSA CHIAMATA AMORE
31 Gen 2017 - 9 Apr 2017
Gianluca Ferrato
di Massimo Sgorbani
impianti e regia Emanuele Gamba
produzione Fondazione Teatro della Toscana
foto di scena Neri Oddo
Orari La durata dello spettacolo è di circa un'ora e venti, atto unico.
Quando:
31/01/2017 - 21:00–23:00
2017-01-31T21:00:00+01:00
2017-01-31T23:00:00+01:00

TOURNÉE

Firenze (Scandicci) Teatro Studio 31/1 – 5/2/2017
Milano Teatro Franco Parenti 7 – 12/2/2017
Torino Teatro Gobetti 14 – 19/3/2017
Roma Teatro Vascello 5 – 9/4/2017

Truman Capote rivive a teatro. Gianluca Ferrato inscena l’autore di A sangue freddo, di cui lo scorso anno sono ricorsi i 50 anni dalla prima pubblicazione, in Truman Capote. Questa cosa chiamata amore.

Un monologo da e su uno dei più grandi scrittori americani del ‘900, in uno spazio teatrale mutevole e leggero, una pelle prismatica di camaleonte pronto alla trasformazione, com’era la lucentezza della prosa di Truman Capote.

Una produzione Fondazione Teatro della Toscana.

Trama

Tutta la letteratura è pettegolezzo”. Così Truman Capote liquidava con una delle sue abituali provocazioni anti-letterarie qualsiasi visione sacrale dell’arte e dell’artista. ‘Pettegolezzo’ inteso come svelamento di ciò che non si sa, indagine sui lati oscuri dell’America, in modo leggero e profondo, snob e vivace come un vodka martini. È il Capote più irriverente, infatti, quello che emerge da Truman Capote questa cosa chiamata amore, in cui Massimo Sgorbani disegna per Gianluca Ferrato, diretto da Emanuele Gamba, un dandy, un esibizionista, un personaggio pubblico prima ancora che un grande scrittore: l’anticonformista per eccellenza, che può permettersi di parlare con la stessa dissacrante arguzia di Hollywood e della società letteraria newyorkese, di Jackie Kennedy e Marilyn Monroe, di Hemingway e Tennessee Williams, senza mai risparmiare se stesso, i suoi vizi, le sue manie, i suoi successi e fallimenti.

Un predestinato alla scrittura. Inizia a scrivere a otto anni, a diciassette le prime pubblicazioni, a diciannove vince il primo O. Henry Award della sua vita. Il suo stile è già formato, come ammetterà lui stesso negli ultimi anni della sua vita; cambia l’oggetto dei suoi racconti, la materia tra le mani, ma il suo stile è quasi identico a quello della sua giovinezza, e si basa tantissimo sul suono e sul ritmo delle parole.

Partito dai bassifondi, lavorando come fattorino, Capote ha conosciuto il successo con i racconti, per poi imporsi definitivamente con il romanzo-verità A sangue freddo di cinquanta anni fa (1966), storia del massacro di una famiglia e capostipite di un nuovo tipo di giornalismo letterario. Poi alcol e droga hanno infiacchito il suo talento, a lungo cristallino e unico. Ma trent’anni dopo la sua morte, per cirrosi epatica nell’agosto del 1984, a neppure 60 anni di età, non possiamo che rimpiangere il suo genio e anche la sua candida e disperata voglia di stupire e, probabilmente, di essere apprezzato e amato.

Quando Dio ti concede un dono, ti consegna anche una frusta; e questa frusta è intesa unicamente per l’autoflagellazione”. Se per Capote il suo talento è stato una frusta, per tutti noi è stato solo piacere puro.

Note di regia

Il suo stile, decadente, ironico e iconoclasta ha segnato un’epoca per la letteratura degli Stati Uniti. Truman Capote, geniale scrittore, giornalista e drammaturgo, è stato, dopo Hemingway, forse il più grande esempio di autore divenuto protagonista, e vittima, dello Star System a stelle e strisce. Dopo un’infanzia difficile e con l’aggravante, per l’America dell’epoca, dell’omosessualità, Capote, sotto i lustrini di feste e copertine di riviste, ha saputo raccontare tanto la frizzante società newyorkese, quanto il cuore più nero del suo Paese. Il tutto con una lingua costruita alla perfezione, vero elemento distintivo della sua produzione, tanto quanto i temi di cui si è occupato nei suoi libri, dalla colazione da Tiffany a Marlon Brando.”

Emanuele Gamba

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Quando:
31/01/2017 - 21:00–23:00
2017-01-31T21:00:00+01:00
2017-01-31T23:00:00+01:00

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