Extra large
17 Ott 2020 - 18 Ott 2020
di Alejandro Jodorowsky
traduzione Antonio Bertoli
con Valentina Picello, Francesco Brandi, Loris Fabiani, Francesco Sferrazza Papa
e con i DUPERDU (Marta Maria Marangoni e Fabio Wolf, autori e interpreti delle canzoni)
costumi Gianluca Sbicca
spazio scenico e regia Fabio Cherstich
produzione Teatro Franco Parenti, Fondazione Teatro della Toscana
durata 1 ora e 40 minuti, atto unico
Orari 21, domenica 16.45

L'ingresso a Teatro viene effettuato in ottemperanza alle normative anti-covid.
Si prega di presentarsi in Teatro almeno 15 minuti prima dell'inizio dello spettacolo per agevolare le operazioni d'ingresso.
Prezzi 15€
Quando:
18/10/2020 - 21:00–22:00
2020-10-18T21:00:00+02:00
2020-10-18T22:00:00+02:00

Nuovo cabaret tragico

Un pastiche, visionario e simbolico, composto da micro-pièce del geniale e folle Jodorowsky brillante e surreale mosaico di sketch, balletti, canzoni filosofiche e pantomine, dove i quattro giovani attori protagonisti si esprimono in un crescendo di quell’arte totale (panica) esplorata dal grande drammaturgo.

Un testo divertente, assurdo, violento e politico sulla ricerca della felicità. Inevitabile rimanere sedotti e spiazzati dalla comicità e dal paradosso di un’umanità incastrata nella sua stessa esistenza.
Niente moralismi, solo la grande poesia di Jodorowsky. 

Note di regia

Lo spettacolo è pensato come un pastiche indisciplinato e visionario, un cabaret tragicomico come la nostra esistenza. Sul palco si alternano una selezione delle 26 mini-pièce che compongono il testo originale consongs philosophiquedal sapore brechtiano, piccoli balletti e alcune video-pantomime. Quattro attori interpretano i tanti personaggi protagonisti del testo, accompagnati dalla musica composta ad hoc ed eseguita dal vivo dal duo di musicisti milanesi Duperdu. Durante la preparazione dello spettacolo ho incontrato Jodorowsky a Parigi per parlare con lui del testo e mi è rimasta impressa una frase che mi ha detto citando il suo manifesto per un teatro panico “I romani dicevano Ioindicandosi la pancia. Per loro il cervello era solo un congelatore delle idee che nascono calde all’altezza dell’ombelico. Il teatro si esprime con l’inconscio. Bisogna permettere ad esso di fluire in scena con la stessa libertà con cui sgorgano i sogni.”

Fabio Cherstich

Teatro Era | 15 / 16 ottobre 2020

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